Piccola sera d’estate a Carpi

La memoria è la radice del mio tempo, ho vissuto a Roma come se fosse una grande Carpi, a Bologna ho ricostruito i viali alberati e i portici; in realtà non mi sono mai mosso da Carpi e questo ha fatto la differenza fra noi compagni di scuola, chi ha cercato una liberazione dalla provincia l’ha riproposta in città, chi cercava la mondanità ha riprodotto quella provinciale, ma in locali più ampi, io cercavo solo aria e ne ho trovata davvero tanta. Ho imparato a respirare a pieni polmoni, a muovermi senza orari prefissati, a mangiare anche fuori orario, la libertà ho imparato a viverla da dentro, vivere da diverso con i diversi mi ha reso libero, ho imparato da Marcella che si può essere liberi costruendo la propria libertà diventando donna a 40 anni, non tutto deve accadere in maniera repentina, perché la vera libertà è solo un modo di vedere le cose.

Sono scappato da Carpi trentacinque anni fa, ma sono sempre rimasto in quelle strade, in quei fossi, in quei fiumi, in quei campi; ogni albero racconta storie che potrebbero riguardarmi, spiega quei flash della memoria; sembra ieri, tutta la vita sembra ieri e potrei raccontarla in poche parole; tante fughe per poche parole?

Poi ho regolato l’uso dei tasti del registratore sul nastro della mia vita, per la nostalgia pigio sempre lentamente rewind e torno alle cose del passato, per la frenesia pause fa riprendere il fiato, per il dolore basta premere con fretta il fast forward così passa velocemente, per la noia spingo play e passo ad altro momento.

Ho replicato la vita solita in contesti diversi, diciamo che ho cambiato il poster dello sfondo, ma sono sempre stato in quella piazza rettangolare attorno alla quale ruota tutta Carpi, solo nominarla fa scorrere i ricordi delle sere d’estate.

Attendevo Monica e insieme andavamo in bicicletta verso piazza dei Martiri con una camicia nuova di lino che respira insieme alla tua pelle, ma senza stringere e ogni sera speravo di trovare l’amore al bar Dorando. Passavamo davanti al cimitero, conosco ogni buca di quel marciapiede. Poi a destra verso san Francesco, piazzetta, Marina e il suo palazzo e poi la piazza piena di carpigiani chiassosi, ma anche no. Entravo nella piazza in silenzio con una leggera ansia. Cercavo solo un minimo di attenzione mentre ridevo vuoto di attenzioni. Mi capitava di osservare Monica e spesso mi tornava in mente quel concerto di Dalla e Ron. Monica che si interroga a proposito dei “poveri” cantanti costretti a cantare davanti a folle ululanti solo per portare a casa la pagnotta e poi c’è pure gente che li osanna e magari li invidia, mi sono sentito subito stupido per non avere capito subito che la scimmia sul ramo più alto è sempre quella che mostra più il culo, Marina ci chiede se fra due onde c’è vita, Lia ride e pensa che la vita è proprio strana, quattro come noi insieme, che dire e che fare se non volerci bene per quello che siamo e basta?

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