Non ho abbastanza lacrime

La stagione che preferisco è da sempre l’autunno che ristora dopo il caldo dell’estate. I colori sono solo un dettaglio, il valore è la sensazione di fresco. Il corpo rilascia quell’idea di calore soffocante, il rossore della pelle svanisce pronto ad affrontare l’inizio del nuovo ciclo dopo la pausa estiva. Mi sento come quando ritorno dalla spiaggia in luglio, la sera. Il corpo rilascia il calore accumulato e i pensieri riprendono a scorrere leggeri e profondi, i ricordi assumono, spessore, forma e consistenza come il burro che levi dal fuoco. In autunno i colori sono definiti, l’aria meno incandescente non li deforma, l’occhio vede con maggiore nitidezza e trasmette idee chiare e definite. Proprio in una sera d’autunno mentre cercavo una coperta leggera mia nonna entrò nella stanza. Da quando era vedova aveva lasciato la campagna e viveva in un piccolo appartamento di proprietà di mia madre in centro città, dietro il duomo che sorride alla grande piazza. Esattamente da quell’appartamento partimmo per quell’avventura che ricordo, dopo 50 anni, con una esasperante nitidezza autunnale. I fiocchi di neve cadevano dietro quei vetri che iniziavano ad imprigionare i miei sogni, la voce di mia madre: “nevica, usciamo, camminiamo sotto la neve, diventiamo bianchi, invisibili, contiamo le impronte sulla strada, andiamo a piedi in campagna dai nonni”

Dissi subito “si” commosso per quella felicità che fa piangere e che non avrò mai più…………………….

Quella passeggiata ci unì in maniera indissolubile, mentre lasciavamo la strada nel centro si intravedeva il parco cittadino avvolto in una nube bianca, ma la nostra strada era molto chiara, senza nuvole, avevamo un obiettivo chiaro e preciso e forse solo per questo quel giorno è da sempre indimenticato, la neve era solo un pretesto. Lo ricordo in ogni momento di difficoltà, di sbandamento, sento ancora il calore protettivo del suo braccio sulla mia spalla, la cura con la quale manteneva l’ombrello per non farmi bagnare e soprattutto ricordo che dai nonni sarei stato al caldo, amato, desiderato, avrei visto i cuccioli, avrei ascoltato la voce del nonno così vera e capace di rassicurarmi, sensazione che non ho mai più provato.  Appena arrivati ci accolsero sorrisi e complimenti mentre la neve vorticava con maggiore forza quasi a convincerci di avere compiuto l’impresa del secolo. Entrare in quella stanza calda al piano terra mi fece sentire quell’eroe che mai sono diventato, le parole mi esaltavano, gli abbracci mi elettrizzavano ed era tutto per niente, per una banale passeggiata sotto la neve; avrei dovuto capire allora che la vita fa parte della forza che abbiamo nelle mani e non è una serie di eventi da aspettare, una lista di appuntamenti da rispettare o saltare, vivere in ogni momento respirandolo è vivere, pensare ogni momento pensandolo è vivere, sentire sentendo, mangiare mangiando, camminare capendo che ogni albero è diverso dall’altro, che ogni foglia si muove in maniera diversa dalle altre e che cadrà in maniera diversa dalle altre. Vivere è riuscire a restare nell’oggi.

Quel giorno mia nonna davanti al televisore spento commentando una notizia mi disse: “sai che ognuno paga per i suoi errori, i bambini pagano quelli degli altri”. Pensai che fosse una strana esternazione, ma capii che la protezione della mamma non era un atto dovuto, ma una sua scelta precisa e la amai di più da allora e con minori conflitti. Capii che la sua severità non era gratuita per nessuno, in primis per lei, che tutto nella vita ha un costo e deve avere un obiettivo e che l’obiettivo sei tu a calibrarlo dopo averlo definito, cercato e che non è assolutamente certo che lo troverai, mentre è certo che devi cercarlo. E la vita iniziò a spiegarsi come poi riuscii a mettere nero su bianco………………….

“Tra un atto e l’altro la mia vita sospesa fra due non punti riflette limpida del mio cuore bizantino”

“la furia del narciso, centrifugo dialetto del futuro, stravolge il senso lineare della storia trafiggendo con lama obliqua l’asola del presente!”

“sono nato l’estate di un anno con tredici lune. Al tramonto le canne unite alle loro ombre graticolano l’argine che finisce sul ponte di barche che di colpo riflette il canneto alla luna; lo sguardo segue l’ombra acquosa che inghiotte spazio e tempo”

“il delirio narcisistico della notte esplode al tramonto, similitudine precisa del corso della vita. Come ti ho amato non sei più; oggi sento solo il ticchettio minaccioso dei tuoi cinquant’anni perduti

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