Caro Lucio

Il telefono continuò a squillare mentre passava l’aspirapolvere. Aveva già pulito gran parte dell’appartamento e stava finendo usando il pezzo a becco stretto per togliere bene i peli del gatto fra i cuscini del divano. Si fermò ad ascoltare e spense l’aspirapolvere. Andò a rispondere al telefono. “Pronto?”, disse

“Pronto, ciao sono io. Ti prego non riattaccare, ti prego!” dissi col fiato corto e secco.

Dall’altra parte nessuna risposta. Solo il brusio di questo telefono grigio e vecchio dal quale non riesco a staccarmi solo perché era tuo. Tu lo amavi. Design povero, come quello che ti potevi permettere.  Lo conservo perché ci sono le tue mani stampate sopra, le tue mani sudate e nervose  quando le raccontavi di improvvisi impegni e conseguenti ritardi.

“Sei solo in casa?” ansimai con fare intrigante.

La sua voce morbida sparò un secco “Si”

“lo sai che mi manchi vero?” lo incalzai. “ Come so che ti manco, ma hai scelto lui e quindi, cosa potrei inventare adesso? Cosa mi resta da fare secondo te? Adeguarmi immagino, dirai!”

Uno spazio vuoto, noi lontani milioni di  chilometri, ognuno nella propria galassia.

“Pensa che situazione ridicola, sono addirittura venuto a vivere sulla collina solo per vedere la tua casa in fondo alla valle. Per spiare le sagome muoversi nella luce della cucina, a sognarmi lì con te. Adesso non posso nemmeno aprire il balcone perché quando la vostra luce si accende, mi viene da gettarmi nel vuoto  per raggiungerla. Vorrei saltare il fiume in fondo e sedermi di fronte a te, al tavolo della vostra cucina, in una casa  solo per noi – tu , io e felizgatto.  L’ho raccolto, salvato, ripulito e accudito, come ho fatto con te appena uscito dalla comunità. Siete uguali, irriconoscenti, bugiardi. Prima le fusa e poi la fuga. Come può l’ amore svanire nel nulla?” Silenzio. Ansia, poi concludo: “Ok. Capisco che non devo telefonare a casa vostra, “Casa vostra” la mia voce diventa flebile e poi si spegne.

Nessuna risposta, nemmeno un  respiro, solo una persiana sbattuta  rivela la presenza  rassegnata. Sei da sempre una persona di poche parole, ma soprattutto di pochi fatti. Penso che la comunità ti abbia svuotato, insieme alla voglia di eroina ti hanno levato anche il carattere!

“ Ho il diritto di sentire la tua voce” ripresi “ di chiamarti quando entro in apnea di te. Per me eri importante. Ti ho elevato al rango di uomo, ti ho sostenuto come un dio in terra e tu ti sei adeguato. Lo sai, no,  più uno è ignorante più gli viene naturale sentirsi geniale”

Mi  sparò un’altra banalità dritta fra gli occhi.  “Sei come al solito pieno di odio e di rancore. So che ti devo molto, ma ho scelto lui. Mia moglie mi ama e io non posso farci nulla.  Non si deve resistere all’amore”

Rimasi muto, comodamente sistemato sulla poltrona. Un ghigno di scherno disegnato in faccia “Se io sono il solito, tu cosa sei? Mi hai corteggiato e adulato per  nove anni per poi buttare via tutto, senza un motivo vero, se non per rincorrere tua moglie con la barba che, si, amerai pure, ma  è bruttissimo. Io invece sono in forma, l’odio mi mantiene giovane e addirittura, dopo che te ne sei andato,  le rughe si sono fatte  meno profonde. Ho lo sguardo più lucido, più volitivo. Tutto è ritornato come era prima di conoscerti.”

Sento che si muove nella casa, la sua fisionomia è cambiata, la pelle del naso adesso è meno distesa, le tre rughe sulla fronte sono più profonde e il labbro superiore è irrequieto. “Ho puntato un’altra volta su un cavallo zoppo”. Continuo “ ho sempre scelto uomini zoppi: brutti, sposati,  problematici o con rapporti materni malati. Apparentemente è più facile gestirli. Sono meno autonomi e quindi più facilmente controllabili.  Hanno più bisogno di essere considerati e quindi sono felici della nuova immagine che gli creo ad hoc. Poi la realtà torna a ribadirci che un cavallo zoppo non vincerà mai una gara. Te lo dico per ferirti. Per farti capire che per te non c’è gara, per me invece si!”

“Queste cose le dici per farmi stare sveglio a fissare la tua casa sulla collina mentre mi agito nel letto e sudo?” Il suo tono mi stupisce, ma non crollo. “Tu sudaticcio…. sei un’immagine fantastica. Per ora mi basta, questo: un esercizio,  l’inizio di quello che passerete quando deciderò di venirvi a cercare. Sceglierò un momento perfetto, tu e tua moglie grassi e abbandonati in poltrona, assenti e svogliati. Tu hai appena ripulito la casa e preparato la cena,  lui è appena rientrata dal suo squallido lavoro col quale vi mantenete; il suono del campanello sarà il preludio all’opera in due atti – noia e rassegnazione e non urlo e possessione – alla quale assisterete impotenti e rapiti!”

Risponde lentamente e sento che soppesa le parole come se un errore potesse scatenare  un inferno fatale: “So che tutto il bene che mi vuoi non ti permetterà di rovinarmi la vita. Dopo di te rimane solo una spasmodica ricerca di pace, ho vissuto come sul bordo di una lastra di ghiaccio inclinata e adesso sono stanco: di te, delle tue minacce. Chiudiamola qui questa chiamata, per favore!”

Aspetto in silenzio. Voglio sentirti sudare e soffrire . “Tranquillo”, rispondo calmo “non ti amo più o  amo un uomo morto, ciao”

La cornetta cade di sbieco, sbatte sul tavolo di plastica. Un suono sordo, tranquillo. La linea resterà occupata.  

Il futuro porterà nuove consapevolezze, ma di una cosa sono certo: tu e la tua tranquillità dovete crescere nell’illusione che io sia davvero come credi. Solo così il boato sarà devastante. Non avrete mai una vita facile, già non l’avete. La reciproca conoscenza dei vostri veri istinti vi attanaglia e finirà per soffocare questa società di mutuo soccorso che è il vostro matrimonio. Annegherete nel mare dei sospetti e delle bugie. Io devo solo aspettare. Quando arriverà il crac forse raccoglierò i tuoi cocci e li getterò nel fiume nero in fondo alla valle, come hai sempre desiderato quando eri consapevole della tua nullità e inutilità. Ho capito cose nuove attraversandoti, una su tutte: sei un uomo dozzinale e squallido, una raccolta indifferenziata di non detti, monotonia e quotidianità. È anche per questo che non mi sentirai mai più.

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