Dossi

Photo by Aepsean on Pexels.com

Le bande sonore sono come tuffi al cuore proprio quando l’etica diventa estetica e la dimensione patemica vita vera.

Arrivano improvvise, le vedi, ci pensi è salti; fatto il tuffo, rumore di sospensioni, un colpo e via; il tuo cervello gastrico sobbalza pur essendo di marmo, fermo, marmoreo come una statua di Canova.

La banda sonora ti ha colpito il cuore, ma stranamente cerca di ritardare la tua figura dritta davanti a me, la tua bocca, i tuoi denti lucidi ed irregolari – in provincia il dentista è più un lusso che un’esigenza; si spende oggi e si ipoteca un futuro che non è certo – i denti sani e regolari sono un vezzo da ricchi, da colti, non per la gente comune di Carpi. Ma lo sai o no che l’esperienza non si accumula e che se ti incaponisci è poi normale soffrire?

Mio caro ti ho amato senza saperlo, sei stato un vero colpo come quello di Lola Falana che sente la voce di Dio e diventa suora, come la dieta anoressizzante della Hepburn che non ho mai fatto pur sentendomi lei nel profondo, ricordi Franci quella sera alle cabine? Sono sceso dall’auto con un vento freddo e assurdo, ho camminato verso gli uomini nascosti dietro le cabine di Riccione, una vera passerella per Hudrey, quindi l’ho detto mentre i gay scappavano lesti, qui gli uomini cercano uomini non “fotomonelle” o “attrigay”. Dimmi pure che ti ho rovinato un inciucio, ma la vena Audrey quando arriva ti travolge, ti rende magra, bella e famosa, come Madame Gubon del Cocoricò. Lei vestiva Taco Rabanne e ci investiva con un’ignoranza eccellente, quasi piacevole da ragazzetto romagnolo; aveva i piedi troppo lunghi per i sandali di Gucci, è diventata famosa per il tallone strabordante e per l’altezza eccessiva anche per un travestito, altezza che ha sempre combattuto girando gobba ed eccola qui, Madame Gubon.

Lascia un commento