Lux Mundi

Sicuramente non è semplice né facile. Si tratta di coniugare fortuna e capacità di sentirla, capirla e sfruttarla. Un evento fortunoso che si mischia con uno fortuito e quindi il massimo dell’imprescindibile, il massimo del divino intrigo che ci cade o non cade addosso, predestinazione o karma? La cosa che conta è nascerci avendola o no, svilupparla non si può né si deve provare a fingere, non serve.

Fortuna di avere la luce e capacità di capirlo non sono variabili connesse né reciprocamente propedeutiche, spesso si coglie prima l’alone e poi la luce, a volte l’alone senza capire che deve per forza arrivare da una sorgente luminosa. Molte persone muoiono senza capire e tanti altri ne sono proprio sprovvisti.

L’alone può anche rappresentare il peggior tipo di luce, quella riflessa che è solo un banale ripetitore di capacità che non abbiamo, capacità altrui, idee altrui che rendono il mondo piccolo e banale proprio come è adesso.

Coloro che scoprono la luxmundi spesso hanno la capacità di sostenerla e divulgarla, ma anche di tenerla nascosta perché un gioiello solo loro, una lente privilegiata che li ripara dalla banalità, che gli fa vedere aspetti della vita e delle cose sconosciute ai più.

Molte persone celebrano spesso un’emanazione impropria di luce, un alone particolare, ma dobbiamo porre attenzione al pulpito dal quale viene la luce predicata; spesso si tratta di persone sprovviste di luce e quindi trattasi solamente di una altrui banalizzazione, di mantenere basso il livello della discussione e degli atteggiamenti; si tratta di vacuità analitica, di inesistente capacità di sintesi o spesso di semplice incapacità sintattica.

Quindi anche l’ignoranza entra in gioco, come pure la capacità di discutere e “auto discutersi”; anche la voglia di cultura e di culturizzazione aiuta a capire certe sfumature di luce, anche tenui, ma patognomoniche della luxmundi.

I percorsi sono molteplici e molto personali, ma non personalizzabili; esiste un DNA luxmundi che come fenotipo ha la brillantezza, la personalità, la capacità di attrarre gli altri in positivo o in negativo; l’essere magnetici non è sinonimo di charme, di sex appeal: è un’altra cosa magica, indescrivibile, anche fastidiosa, ma sempre unica.

Anche i momenti del capire sono improvvisi, ma legati a sensazioni, luoghi positivi e piacevoli: nel giardino in primavera, solo per chi ama il giardinaggio e non odia gli insetti; in osteria, solo per chi ama il vino e la confusione; sul divano per chi ama il relax e la televisione.

In questi attimi di godimento ci si accorge che il benessere che ci invade va oltre il semplice momento di godimento, c’è qualcosa in più, qualcosa che ci fa sentire dei re, qualcosa che gli altri non possono né devono capire, la luxmundi, il brivido della luce propria.

A volte penso che tutta la vita sia un prologo e che il romanzo non inizi mai realmente, si immagina che gli eventi siano i capitoli di un romanzo, ma in verità la vita passa e noi veniamo trainati dagli eventi, senza mai guidarli, noi siamo il prologo.

Si dice che il lago di acqua dolce (pozza per lo più stagnante) sia, nei giochetti pseudo psichiatrici ( sicuramente per chi ci crede), la sessualità, noi stiamo cauti, abbiamo paura che l’acqua sia fredda, profonda, inospitale. Poi alcuni si tuffano, altri guardano, altri scappano, che la vita sia un po’ come il sesso? O come il lago?

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