La banalità del bene

Mi sento soffocare dal bene che mi circonda da sempre. È una specie di cappa che mi ha riempito  di debiti, di doveri, di pensieri di riconoscenza, di ricatti, di dipendenze e quindi di dolore. Il bene mi fa del male. Del resto non ho potuto scegliere a fronte della mia indecisione costante per tutte le scelte, le amicizie, il mio atteggiamento supino alla vita; mi sono sempre fatto voler bene per ignavia e non per scelta. Non ho fatto mai nulla per spingere qualcuno a volermi bene, ho semplicemente accettato il bisogno degli altri di volere bene a qualcuno. Sono stato il riempitivo di vite vuote, il desiderio di vite sbagliate, il ricordo di vite lontane e non sono mai stato io, alla fine. Sono stato trattato come un cucciolo tutta la vita perché non sono mai cresciuto davvero, sono diventato vecchio solo nell’involucro, ma non nella sostanza. Ancora oggi mi capita di sentire un fremito profondo, un brividino, una gioia saettante, quando qualcuno dice di volermi bene o mi apprezza solamente o mi mette un like. Continuo a farmi voler bene per quello che rappresento di volta in volta davanti al pubblico sempre differente e che mai si mescola per ovvi motivi; emergerebbero sfaccettature che forse non mi farebbero poi essere benvoluto del tutto.

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