Innamorato

Quando mi innamoro

di una cosa, di un oggetto, di un momento, di una persona, di una idea, di un gesto… , di qualunque cosa mi innamoro profondamente, che sia per un istante, che sia per del tempo, la lascio lì. Resto immobile.

Contemplo l’oggetto del mio innamoramento. Non oso interferire con esso per non contaminarlo in alcun modo. Ogni minimo cambiamento potrebbe modificare la natura di ciò di cui mi sono innamorato e mettere fine a questa emozione, ogni volta irripetibile.

Solo una volta cessato, questo tripudio emotivo, entro in contatto con l’amato, uscendo dalla crisalide emozionale per avere un rapporto reale con esso.

A quel punto sono pronto. A quel punto anche a rinunciarci o non separarmene mai.

Carnivore Union – Cina

Sotto casa mia C’è un ristorante cinese che mi ha lasciato estremamente incuriosito. In quanto avevo visto che era frequentato solo ed unicamente da cinesi, e sembra più una bettola tipica che vedi nei film, di quelli dove la mafia cinese corre dietro all’eroe e non riesce ad ammazzarlo inseguendolo per le bettole di qualche quartiere malfamato di Tokyo.

Questa bettola fondamentalmente è una cosa della quale sono molto felice, in quanto trovarsi sotto casa un pezzo di Cina vera, anziché un pezzo di Cina edulcorata come la conosciamo noi dal punto di vista culinario è molto bello, mi fa sentire metropolitano, mi fa sentire come se vivessi a New York Se non fosse che…

Io abito nella zona universitaria di Bologna e questo vorrebbe dire che la media di frequentazione anagraficamente parlando, sta intorno ai 18 a 25 anni, e mi aspettavo da questi rivoluzionari e da questi avanguardieristici del futuro, un afflusso immediato ed esorbitante nella vera Cina; un tuffo che ti porta ad essere un uomo di mondo, una persona capace di scoprire Nuovi Orizzonti, anzi, fare scoprire nuovi orizzonti e invece sono solo i cinesi ad andare a mangiare in questo ristorante, in questa Bettola in questa vera Cina. Personalmente, sono troppo vecchio per quel che mi riguarda, e ho lo stomaco troppo da fighetta per andarci, ma la curiosità mi sta uccidendo e prima o poi, so che ci metterò piede vomitando anche l’anima perché magari è una cucina troppo piccante per il mio povero vecchio e  provato stomaco, da gastrite e varie altre patologie da vecchi; ma dove sono invece tutti quei bei giovinetti che credono di essere così avanti nel mondo e nella vita, sui loro trasportini automatizzati, i loro skateboard o  fissi sui loro smartphone o sulle loro cagate? Sono da McDonald’s e sono al tipico ristorante cinese o al tapirulan dove mangiano le tipiche cose confezionate e nazionalizzate per il gusto del pubblico borghese noioso privo di curiosità è privo di voglia di esplorare nuove cose. Cioè nella zona universitaria neanche un universitario mette piede in un nuovo mondo da scoprire attraverso la bocca, perché si sa il giovane d’oggi, il rivoluzionario con le Adidas, che lotta per la mensa universitaria che costa troppo a €5 o il diritto di accesso degli spacciatori in biblioteca non entra in una bettola cinese.

Allevati a suon di spinacine…. dove vuoi andare, d’altronde…. 

GRASSO ADDOSSO

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Non li dimenticherò mai i 15 chili che mi impedivano di vedere il mio pene stando in piedi, mai. Rappresentavano l’essenza stessa della mia mancanza di forza e di volontà. L’istinto sulla ragione.

Lo schifo non era il grasso, ero io.

Non li dimenticherò mai.

“fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza E NON COME BESTIE INCAPACI DI RESISTERE A QUALUNQUE RICHIAMO! ”

 

Famiglia

Noi siamo una famiglia, conosciamo i gusti reciproci, intuiamo persino di cosa abbia voglia di mangiare l’altro, e anche quando non abbiamo indovinato la perfetta pietanza, non la sbagliamo mai. Noi siamo una famiglia non un legame genetico.

La risposta che mi diede il fratello di Cosimo quando rimasi sorpresa che fosse lui ad ordinare per Antonio mentre si accingeva di raggiungerci, mi fece comprendere che non avevo con nessuno al mondo tanta intimità. Non avrei tollerato mai che qualcuno prendesse un ordine per me e non sarei mai in grado di intuire cosa desiderasse qualcuno dei miei più intimi o meno intimi parenti. Di qualunque grado. Sentii la temperatura scendere, mi colse un certo freddo improvviso. Non si era raffreddato l’ambiente, ma il mio cuore. Sentii solitudine. Questa si rafforzò quando Antonio, una volta seduto al tavolo con noi, vedendo il piatto di spaghetti alle vongole che apparse come per magia davanti ai suoi occhi disse senza guardare nessuno: ” era una settimana che desideravo mangiare questo piatto in questo posto “. Ci si tuffò come se fosse avvenuta la cosa più ovvia del mondo. Nel mentre Cosimo continuava a parlarmi della politica estera io sentivo sempre più freddo e mi sentivo anche sempre più sola. Tornare a Natale a casa non mi sembrò più tanto eccitante. Per niente.