In realtà non esiste, o almeno non è questo il suo nome, ma io la amo come definizione.
Quando la povera M.A. fu decapitata, al di là dello sfarzo dei suoi famigerati gioielli restò di lei la massima sempre famosa “Se il popolo non ha il pane dategli le brioche”. Se ora quella ragazzina del tempo che fu nata figlia di un imperatrice e passata a regina di un impero assolutista avesse veramente mai pronunciato queste parole non ci è dato a saperlo, ma ci piace pensare che così fosse, per giustificare almeno la decapitazione di una persona che in realtà viveva la sua regale realtà. Non aveva mai visto altro.
Al 2016 quello che abbiamo potuto vedere e appurare è che la sindrome di M.A. affligge chiunque.
Prendiamo quelli che non avevano da piccoli nemmeno il bagno in casa, riescono a studiare, finiscono ad occupare un posto a contratto a tempo indeterminato in una struttura che sia aziendale privata o pubblica, riescono a comprarsi una casa e due macchine che dimenticano completamente il tragitto che facevano per evacuare il bisogni nel bagnetto freddo del cortile e si immedesimano in una realtà regale e dunque intoccabile come fossero M.A.
Il più puro dei politici non appena raggiunge un ruolo, circondato dall’elettorato e la corte lusinghiera dimentica in un sol colpo da dove veniva e da difensore degli operai, dell’istruzione, del diritto sociale si immedesima in M.A. e finisce con l’odiare i suoi simili. Rifiutando qualunque associazione a loro e delle due sognando di impedire a chiunque di potersi evolvere con il rischio che possa essere scalzato.
Vediamo dunque il famoso Sig. nessuno a diventare il Sig. “Lei non sa chi sono io”.
L’emblema massimo di questi tempi lo abbiamo davanti agli occhi:
Di Battista Alessandro diventa una star tipo Maradona e fa demagogia esilarante, la Kyenge che arriva dal Congo dove le dettano pure cosa debba studiare tra i 39 fratelli che ha, ce la ritroviamo a fare la spesa con scorta a seguito da Luisa Spagnoli, che pace all’anima sua, sapeva bene chi fosse e quanto abbia fatto per gli altri lo sappiamo tutti.
Insomma, saltare da una realtà all’altra dimenticando tassativamente quella da cui si viene è un attimo oggigiorno.
Il caro Verga G. come ci resterebbe male se sapesse che il verismo italiano con il suo Mastro Don Gesualdo è finito nel secchio della follia.
Peccato che comunque la realtà sia sempre una e che questa ti sfracella in tempi brevi nel secchio della verità e anche in malo modo. Perchè tu sei in piena sindrome di M.A. ma gli altri intorno a te, no.
Siate certamente più consoni al vostro nuovo habitat esteriore ed interiore, ma non dimenticate mai da dove venite. Vi salverà dai fallimenti e dalla ghigliottina!
Giusto ieri tre amici, un trittico di strani soggetti, uno di loro ero io, l’altro mio fratello e l’altro il mio compagno, si arrecano in un prestigioso ristorante milanese a mangiare la cotoletta alla milanese, appunto. La gita aveva come tema: il panettone deve essere di Milano altrimenti non è il panettone.





Ricky anche tu… che ti inginocchi?! Ma mi sarei spalmato io ai tuoi piedi senza far si che il tuo strato cutaneo adorabile che tutela e protegge la tua preziosa rotula che protegge la tua capsula articolare, che protegge il tuo legamento, il tuo menisco mediale, il tuo legamento crociato posteriore e anteriore e pure quello superiore e inferiore qualunque altra cosa protegga, potesse subire il minimo sforzo, il minimo peso, il minimo attrito. E se proprio proprio dovevi inginocchiarti a me, prima mi sarei strappato il cuore dal petto per farti appoggiare sul morbido caldo del mio amore per te.
C’era una volta una nazione che elargiva il premio massimo dei premi. Chi produceva qualcosa di eccezionale nella sua opera umana che simboleggiasse un bene per il mondo intero, questo veniva premiato. Perchè quel povero Sig. Nobel, che tanti ha ucciso con la sua dinamite, anche se in realtà non ne voleva uccidere nemmeno uno, tanto s’era pentito che ha istituito un riconoscimento per chi del bene ne ha solo fatto. Un premio.